Spettacolo da scrivere
Galateo per le primarie del Pdl. Alfano le vuole aperte ma di partito
L’ambizione, il successo e la fatica si accompagnano al tormento, Angelino Alfano sa di avere solo tre mesi per completare la presa del potere, allestire il grande spettacolo delle primarie e liberarsi con un gesto simbolico anche dal padrinato di Berlusconi. Gli viene suggerito di intestarsi quella riforma della legge elettorale che il Cavaliere non voleva fare, e Alfano ci sta pensando sul serio, sarebbe un segnale di discontinuità, ma intanto ci sono anche le primarie, le candidature, il dubbio: devono essere di coalizione o no? Leggi Il Cav. condannato e il gusto di fare gol in fuorigioco
5 AGO 20

Roma. L’ambizione, il successo e la fatica si accompagnano al tormento, Angelino Alfano sa di avere solo tre mesi per completare la presa del potere, allestire il grande spettacolo delle primarie e liberarsi con un gesto simbolico anche dal padrinato di Berlusconi. Gli viene suggerito di intestarsi quella riforma della legge elettorale che il Cavaliere non voleva fare, e Alfano ci sta pensando sul serio, sarebbe un segnale di discontinuità, ma intanto ci sono anche le primarie, le candidature, il dubbio: devono essere di coalizione o no? In molti avvertono il pericolo che le primarie di coalizione potrebbero far precipitare il Pdl nel solito amletismo bollito (“meglio Casini o meglio Maroni?”) con il rischio che tutta l’operazione di rinnovamento si risolva in una pastetta di nomenclatura, incartata in un mediocrissimo dibattito sulle alleanze. Ma per fortuna c’è ancora tempo per sbagliare, niente è davvero deciso, e solo la settimana prossima cominceranno le riunioni sulle regole. “Voglio primarie che siano le più aperte possibili”, ha detto il segretario del Pdl, lui che ieri ha ripetuto in pubblico quello che aveva già detto in privato ai suoi amici e consiglieri, Raffaele Fitto, Maurizio Lupi, Andrea Augello e anche Denis Verdini, che è, sì, l’uomo del Cavaliere ma è pure il più grande esperto di organizzazione nella disponibilità del partito. “Le primarie devono essere un successo di partecipazione democratica e devono permetterci di recuperare nei sondaggi”, pensano sia Fitto sia Augello, d’altra parte tutti loro sanno benissimo che se al Pdl riuscisse di recuperare 3 o 4 punti percentuali grazie all’effetto positivo che le primarie possono avere sull’elettorato Alfano diventerebbe in automatico “il salvatore della patria”. E per questo servono primarie vere, contendibili, combattute. “Quello che penso di Daniela Santanchè è abbastanza noto, ma con lei in gioco queste primarie sono certamente primarie vere”, dice Fabrizio Cicchitto, e il capogruppo del Pdl alla Camera sa che la pasionaria del berlusconismo, secondo i sondaggi, sta sotto Alfano di appena due punti percentuali. Ma si cercano altri candidati capaci di contendere la leadership. Alfano pensa che la corsa debba essere interna al Pdl: prima ci si legittima, si cambia quello che si deve cambiare nel gruppo dirigente e solo dopo si apre il capitolo delle alleanze. Dal suo punto di vista le primarie sono l’occasione per cambiare tutto, anche per liberarsi di alcune personalità imbarazzanti nel partito.
“Le primarie di coalizione sono una cazzata pazzesca, tipica di chi ha palle di velluto”, dice Daniela Santanchè, lei che ieri, dopo la condanna di Berlusconi, ha praticamente chiesto al Cavaliere di ripensarci, di tornare indietro sui suoi passi, di non ritirarsi “perché così lo mettono in galera”. Mentre Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa insistono: subito le primarie aperte agli alleati per la scelta del candidato premier, “scendano in campo tutti coloro che vogliono costruire uno schieramento alternativo alla sinistra”. E tra passione e confusione, il partito che fu carismatico e di plastica quasi scopre il gusto della libertà, sembra infiammarsi improvvisamente di vita e conosce una sua specialissima educazione sentimentale: circola del pensiero, germoglia qualcosa che assomiglia a un dibattito democratico, aspro, spigoloso, disordinato, ancora confuso, eppure vivo.
“Noi vogliamo rilanciare il centrodestra rafforzando il Pdl”, ha detto Alfano, che ieri ha respinto l’ipotesi di sciogliere il partito in una più grande formazione dei moderati, come gli aveva invece proposto Rocco Buttiglione dell’Udc. “Noi facciamo le primarie”, ha risposto il segretario del Pdl, “con poche chiare regole, senza steccati, aperte a chiunque voglia venire a votare. Prima di passare alle alleanze, però, il partito dovrà rafforzarsi e farlo dall’interno. Una volta saldati i legami in casa propria, si potrà parlare di alleanze con altre forze politiche”.